Sceneggiatura

In questa sezione trovi tutti gli articoli utili per aiutarti a scrivere una sceneggiatura, dal più nuovo al meno recente. Prima, però, potrebbe interessarti conoscere la storia della sceneggiatura, dalla sua nascita ad oggi, e fare un ripasso dei concetti base utili a costruire una narrazione filmica. Buona lettura!

La-Sceneggiatura

SCRIVERE UN FILM, DALL'IDEA ALLA SCENEGGIATURA

Il percorso di scrittura di un film o di una serie tv inizia con un concept che esprime l’idea di partenza e che generalmente viene riassunto in una o due stringhe di storia.

Il soggetto e l'idea drammatica

Quando dall’idea si passa al riassunto, a volte romanzato, della storia, ecco che si parla di soggetto cinematografico (originale o adattato). Ovvero il nucleo narrativo del film espresso in poche pagine. A volte l’idea di partenza può essere un tema, un particolare intreccio narrativo, uno spunto preso dalla realtà o la messa in scena di una storia realmente esistita.

Qualunque sia la provenienza dell’idea drammatica (il nucleo fondamentale della storia), il processo di creazione (l’idea) di un film prende realmente avvio quando si delinea con chiarezza un tema. Ovvero, quando l’autore capisce di avere qualcosa che vuole assolutamente dire.

Intreccio e pitch della storia

Da questa idea, poi, si formula l’intreccio, che ha il compito di mettere insieme, in una sintesi perfetta, il tema e il meccanismo narrativo scelti. A volte si può partire semplicemente da una situazione narrativa, da uno spunto interessante per un intreccio, da intriganti dinamiche nei rapporti tra personaggi.

In questa fase d’ispirazione iniziale, ovvero la fase di improvvisazione meno tecnica del lavoro di scrittura, lo scrittore deve credere di non avere regole. Questa è la premessa indispensabile affinché si possa realizzare un buon film. 

Oltrepassata questa fase, il gioco inizia a farsi duro per lo sceneggiatore, che dovrà proporre a produttori e simili il suo pitch. In altre parole, l’argomentazione di pochi minuti in cui deve riuscire a catturare l’essenza della storia, quello che la rende interessante se non addirittura indispensabile.

La scaletta del film

La scaletta, invece, è la struttura narrativa del film raccontata per punti e oscilla generalmente tra le 4 e le 5 pagine. Nella scaletta vengono affrontati gli snodi più importanti della storia per permettere allo scrittore di avere un controllo semplificato del loro funzionamento e della loro articolazione, quindi per risolvere i problemi di intreccio. 

Per fare un esempio, nella scaletta non si affrontano le motivazioni che spingono un personaggio ad assumere un determinato comportamento. Ma si sintetizzano tema, personaggi e azioni per accertarsi che il racconto proceda con una buona struttura drammatica, in cui svolte e colpi di scena sono calibrati nel modo giusto.

La-Sceneggiatura

Il trattamento, un racconto romanzato

Il trattamento è il racconto romanzato del film scritto in forma letteraria. Bisogna pensare al trattamento come ad un lungo racconto che approfondisce tutte quelle questioni che la scaletta trascura. 

Per esempio la caratterizzazione dei personaggi con le loro motivazioni e backstory, cioè gli intrecci che riguardano eventi del loro passato utili a capirne la psicologia. E a volte anche dei contenuti dialoghi o brevi sunti del loro contenuto, se questi sono importanti per chiarire una scena.

Per tanto il trattamento fornisce anche descrizioni dettagliate di ambienti, azioni e atteggiamenti, sviluppando l’intreccio nelle articolazioni e nei passaggi secondari del racconto. Tutto ciò serve a definire le implicazioni della storia e permette allo sceneggiatore di conferire spessore all’azione, descrivendo i personaggi e spiegando gli stati d’animo dietro ai loro comportamenti.

SCRIVERE LA SCENEGGIATURA DI UN FILM

Tutto ciò che è letterario è bandito in fase di sceneggiatura, poiché lo sceneggiatore non può emettere giudizi né esprimere pareri. Per queste ragioni il trattamento serve soprattutto all’attore, che così può capire la psicologia e i tratti del proprio personaggio. Serve anche al regista, che può individuare gli elementi tematici che potrà poi trasformare in scelte stilistiche.

Questa messa a fuoco dei personaggi, insieme alla scaletta, semplifica la costruzione della sceneggiatura, consentendo di fissare i punti chiave della storia e di trasformarla in azione. Mentre il trattamento in Italia è diventato comune solo dagli anni settanta e dal diffondersi delle scuole di sceneggiatura, negli USA questa forma di scrittura esiste dall’epoca del muto. Spesso rappresenta un approfondimento della vicenda, includendo la ricerca di materiali e altri dati utili alla contestualizzazione visiva effettuata dallo sceneggiatore.

Cos'è la sceneggiatura

Il termine sceneggiatura indica la costruzione della struttura narrativa del film e costituisce il primo mattone della fase di pre-produzione cinematografica o televisiva.

Nel formato della sceneggiatura si divide l’azione in scene numerate progressivamente e ogni intestazione di scena porta tre indicazioni. Il luogo in cui si svolge l’azione e la specificazione tecnica sul luogo, se si tratti di ‘interno’ o ‘esterno’. Ciò è rilevante per la fotografia e per scelta delle attrezzature. Importante è anche il momento della giornata in cui si svolge l’azione (giorno, notte, alba), importante per le luci.

Nella fase di produzione spesso si utilizza il découpage, che serve al regista per organizzare i materiali che ha a disposizione e predisporli alla messa in scena. In alcuni casi realizza uno story board, una visualizzazione più tecnica del copione che propone l’azione con precisione visiva, scandendola in inquadrature. Questo serve soprattutto per film che prevedono degli effetti speciali, per prevedere con meticolosità ogni dettaglio visivo.

La-Sceneggiatura

STORIA DELLA SCENEGGIATURA

A partire dal muto e fino agli inizi degli anni ‘80 circa, la sceneggiatura includeva anche le indicazioni tecniche e montaggio, che ora non vengono più suggerite poiché spettano prima di tutto al regista.

Nella sceneggiatura italiana a due colonne, il visivo si trova a sinistra e il sonoro a destra. Nella sezione dedicata al sonoro sono compresi i dialoghi, i rumori e raramente la musica. Nella sceneggiatura americana, invece, il dialogo e le azioni sono incolonnato entrambe al centro della pagina. 

Per via dei suoi tecnicismi, leggere una sceneggiatura o un copione teatrale dell’epoca era un compito poco agevole ancor meno di oggi.

Dagli inizi del 21° secolo la sceneggiatura si è ormai modificata ovunque. L’attuale tipologia organizza le scene in unità spazio-temporali, con una breve definizione dell’ambiente e il momento del giorno in cui si svolge l’azione, senza utilizzare mai delle indicazioni tecniche. 

Nella descrizione delle azioni ogni paragrafo segnala un cambio di inquadratura. Infatti, non essendovi indicazioni di tipo registico, deve essere la descrizione di uno sceneggiatore abile a implicare il punto di vista e l’inquadratura. In altre parole, descrivendo qualcosa, lo sceneggiatore costringe il regista a fare lo stesso.

Il ruolo dello sceneggiatore nel cinema muto

Nel cinema delle origini, più che di sceneggiatura, si parlava di liste di inquadrature o scalette, poiché il regista inventava sul momento un breve intreccio: da una a tre pagine dattiloscritte, indicazioni sul luogo in cui si svolgeva l’azione e l’azione stessa. La scaletta allora somigliava più a una storia divisa in quadri. Le didascalie interrompevano il flusso delle immagini per fornire informazioni spazio-temporali o narrative, o elementi del racconto non comprensibili tramite le sole immagini mute.

La didascalia andò assumendo sempre più importanza man mano che il racconto si faceva più complesso e la sua scrittura si trasformò in un’attività specialistica. Il titlist era colui che scriveva le didascalie ed era presente durante il montaggio, in cui si poteva ancora cambiare la storia del film. Nel cinema americano questa si chiamava continuity, ed era la necessità di verificare l’organicità della storia e a garantire che essa si snodasse secondo una continuità logica.

Il passaggio al sonoro nel cinema, la sceneggiatura di ferro

Lo sceneggiatore continuava a scrivere o adattare la storia anche sul set, se si presentavano delle emergenze, e seguiva il montaggio per inserirvi i cartelli e controllare la continuità narrativa del film. 

Oltre alle indicazioni tecniche, il copione conteneva suggerimenti relativi alla recitazione. L’attore necessitava di chiavi di lettura utili ad esprimere quelle informazioni che oggi sono di norma delegate al dialogo. Il ruolo dello sceneggiatore, quindi, aveva una funzione più articolata di quella del regista, poiché continuava a lavorare ad un film anche dopo le riprese.

Con l’introduzione del sonoro negli USA passò al titlist il compito di scrivere i dialoghi, che man mano iniziarono a occupare maggiore spazio nel copione a discapito delle descrizioni.

La divisione del lavoro tra sceneggiatore e dialoghista fu superata e la sceneggiatura divenne il modello per la realizzazione del film. Si arrivò alla sceneggiatura di ferro, immodificabile da parte del regista, con indicazioni tecniche e dettagli produttivi, per permettere al produttore di controllare il budget previsto. 

Il lavoro di sceneggiatura spesso non era definitivo: era costruito per scene madri che avevano il compito di valorizzare le star, più che contenere un progetto organico di racconto. In altri casi la sceneggiatura veniva posta al centro del processo produttivo.

La-Sceneggiatura

Sceneggiatura alla francese, all'americana e all'italiana

In Italia con il sonoro venne adottato il modello grafico della sceneggiatura alla francese su due colonne: il visivo a sinistra e il sonoro a destra. A Hollywood prevale da sempre la sceneggiatura scritta a tutta pagina, con precise indicazioni tecniche utili alla lavorazione del film. La sceneggiatura era ritenuta lo strumento di controllo del produttore, che a volte vi faceva apporre la dicitura corrispondente a “da girarsi come scritto”.

Le differenze tra sceneggiatura italiana e modello americano non sono solo grafiche, ma implicano una diversa relazione tra immagine e suono.

Per primo il cinema sovietico avviò una vera e propria riflessione originale e complessiva sull’estetica cinematografica che includesse anche la sceneggiatura. Il regista e teorico russo Pudovkin analizzava la funzione della sceneggiatura nel percorso ideativo e realizzativo del film. In una prima fase bisognava isolare il tema che si intendeva trattare, trasformandolo in un racconto, per giungere poi a una sceneggiatura dettagliata e tecnica.

A Pudovkin non interessava quindi l’intreccio in sé, ma piuttosto l’idea di partenza. Il messaggio da mettere in scena e la sua relazione con un racconto per immagini in grado di esprimerlo al meglio. Il tema doveva infatti organizzarsi intorno a un nucleo narrativo e trovare un collegamento organico con una storia. 

Per Pudovkin il lavoro di sceneggiatura non si esauriva nell’intreccio e nella sua visualizzazione. Implicava anche la ricerca di volti, oggetti e spazi capaci di raccontare al meglio, e con una forza quasi simbolica, una storia.

La Sceneggiatura di Syd Field e la divisione in tre atti

Dagli anni ’70 il sistema sceneggiatura è stato standardizzato ovunque e il modello di sceneggiatura a tutta pagina (cosiddetto all’americana) è diventato quello più diffuso anche in Europa. 

Anche in America man mano le indicazioni tecniche sono andate scomparendo, sostituite da un copione di più facile lettura. Infatti, l’idea venduta a un produttore deve essere accattivante e al contempo agevole da leggere, quindi priva di indicazioni tecniche. 

Dopo il crollo dello studio system, e con l’affermarsi del modello produttivo del cinema indipendente, il lavoro dello sceneggiatore americano è cambiato radicalmente, passando da contratti pluriennali a contratti per singolo film.

Non è un caso che proprio in questi anni, grazie anche alla standardizzazione, si sia diffusa una ricca manualistica che vede al primo posto il popolare è Screenplay (La Sceneggiatura), scritto e pubblicato da Syd Field nel 1979. 

Il libro tratta la scrittura cinematografica in modo sistematico, come viene affrontata ad Hollywood, proponendo l’intero percorso che conduce dalla scaletta fino alla sceneggiatura, con particolare attenzione perfino al numero di pagine.

Il manuale si regge sulla divisione in tre atti teorizzata da Aristotele, ovvero la scansione del ritmo narrativo:

PRIMO ATTO: presentazione dei fatti e dei personaggi prima che un colpo di scena metta in moto l’azione vera e propria. La sua durata è generalmente di 30 pagine.

SECONDO ATTO: svolgimento dell’intreccio nel suo conflitto-tema principale. La sua durata è generalmente di 60 pagine.

TERZO ATTO: conclusione della vicenda. La sua durata è generalmente di 30 pagine.

La-Sceneggiatura

Costruire una backstory

Field parla anche di backstory, ovvero di un dettagliato lavoro sul personaggio e sul suo passato che non necessariamente deve essere messo in scena, purché sia previsto dalla storia. I sottointrecci sono invece le sottotrame che articolano il racconto servendosi dei personaggi minori, e generalmente si risolvono nel sottofinale.

Il passaggio da un atto all’altro avviene tramite un colpo di scena, una svolta narrativa che porta avanti la storia.

Nel primo atto vengono presentati i personaggi, delineati la storia e l’intreccio. Il tutto serve a fornire allo spettatore le informazioni necessarie per seguire la vicenda.

Nel secondo atto il protagonista affronta conflitti che fanno da ostacolo al raggiungimento del suo desiderio.

Nel terzo atto assistiamo alla risoluzione del conflitto principale e al raggiungimento dell’obiettivo primario, con la chiusura narrativa di tutti gli intrecci messi in scena dal film.

Scrivere una sceneggiatura in Italia oggi

Anche in Italia le cose sono cambiate, ma è rimasta un’organizzazione meno strutturata del lavoro di sceneggiatura, che spesso viene ancora svolto in coppia o comunque a più mani, come negli anni ‘50. 

Si preferiscono soluzioni narrative più libere e meno rispettose della scansione in tre atti, spesso identificata con il cinema commerciale. E se il formato tipografico ricalca bene quello hollywoodiano, il modo di scrivere una sceneggiatura è diverso da tutte le altre tradizioni nazionali.

Articoli di sceneggiatura
Categorie
Categorie
ABOUT
Scrivi e basta

JUST WRITE IT!

La-Sceneggiatura convoglia le forze degli appassionati di scrittura per dar vita insieme al primo sito italiano dedicato alla scrittura cinematografica e seriale. Studio e ricerca costanti, ma soprattutto uno smisurato e incosciente amore per la scrittura cinematografia. Seguici e non perderti gli articoli dedicati a sceneggiatura, copywriting e scrittura creativa!
Iscriviti & seguici