L’eroe e il modello base di tutte le storie

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L’eroe è il protagonista indiscusso di tutte le storie, ogni storia di qualsiasi genere ne ha uno. Il viaggio che l’eroe compie segue un percorso ben preciso, che da una situazione iniziale gli permette di vivere un’avventura e di ritornare al punto di partenza con qualcosa di diverso nel suo bagaglio.

Cosa accade all’eroe nelle storie? Scopriamo insieme il percorso che egli compie grazie alla speciale lettura che ne fa Joseph Campbell, dopo aver analizzato migliaia di storie provenienti dai luoghi più disparati del mondo. Le storie sono tante, ma forse l’eroe è uno solo.

L’eroe e il modello base di tutte le storie, dal monomito al cinema

L’eroe dai mille volti di Campbell e il monomito

Attribuire a fatti reali o narrazioni un valore fantastico di riferimento culturale e sociale è un tutt’uno con la tendenza dello spirito umano a pensare o interpretare la realtà in termini mitologici. Questa necessità di raccontarsi delle storie e di inventarle è una propensione tipicamente umana, che nei secoli è diventata espressione d’arte. Uno dei primi studiosi ad interessarsi al mito e alla mitopoiesi, rifacendosi alle teorie psicoanalitiche, fu Joseph Campbell.

Il suo L’eroe dai mille volti, oltre ad essere una scrupolosa indagine sul significato degli archetipi psicologici, è prima di tutto il fantastico viaggio di un eroe molto umano, di cui l’autore segue le tracce attraverso le culture di tutto il mondo e di tutte le epoche.

Campbell, per ricostruire il viaggio unico compiuto dall’eroe, ha raccolto nella sua ambiziosa opera centinaia di miti, favole e leggende. Siamo interessati non a conoscere tutte le storie narrate dall’inizio dei tempi, ma l’unica storia sottintesa alle centinaia. La parabola convenzionale dell’avventura dell’eroe costituisce la riproduzione ingigantita della formula dei riti di passaggio, separazione-iniziazione-ritorno, che potrebbe definirsi l’unità nucleare del monomito.

L’avventura dell’eroe, infatti, prende avvio sempre da una separazione dal mondo, a cui segue la penetrazione sino a qualche fonte di potere, per concludersi con un ritorno apportatore di vita nel mondo da cui tutto ha avuto inizio.

Tante storie, un solo eroe

Le storie prese in esame da Campbell sono svariate e vanno dai miti religiosi alle favole popolari. L’eroe da lui descritto, personaggio amato o odiato dalla società in cui vive, si trova in una situazione iniziale di difficoltà che si conclude con un trionfo, Esso, in base alla storia, può essere microcosmico o macrocosmico, e riporta una vittoria personale o collettiva.

Qualsiasi sia il genere della storia raccontata, essa cambia poco nelle sue linee essenziali. Al di là delle piccole variazioni nella morfologia del racconto, dovute anche all’origine e al genere, l’eroe protagonista compie un atto eroico o un’azione morale decisiva per la storia e per il suo destino.

Inoltre, sono molteplici i legami con gli scritti sacri. Il pericoloso viaggio intrapreso dall’eroe in queste storie è una prova non per ottenere, ma per riottenere e riscoprire. Infatti, le rivelazioni profonde che con grande fatica conquista, in realtà sono già insite nel cuore dell’eroe.

L’eroe è il simbolo di quella divina immagine creatrice e redentrice che è celata entro tutti noi e attende soltanto d’essere riconosciuta e portata alla luce. In altre parole, Campbell traduce l’essenza mistica di Dio nella sintesi di un unico mistero. L’eroe e Dio sono uno il volto esterno e l’altro quello interno della stessa entità, per cui la grande conquista dell’avventura dell’eroe è scoprire la verità e farla conoscere anche agli altri.

Le fasi del monomito

Nella sua vasta opera, Campbell accenna ad un gran numero di storie simbolo del destino dell’uomo e le suddivide così per fasi:

Separazione o partenza

  • L’appello
  • Il rifiuto dell’appello
  • L’aiuto soprannaturale
  • Il varco della prima soglia
  • Il ventre della balena

Prove e vittorie dell’iniziazione

  • La strada delle prove
  • L’incontro con la dea
  • La donna quale tentatrice
  • Riconciliazione con il padre
  • Apoteosi
  • L’ultimo dono

Ritorno e reinserimento nella società

  • Rifiuto a ritornare
  • La fuga magica
  • L’aiuto dall’esterno
  • Il varco della soglia del ritorno
  • Signore dei due mondi
  • Libero di vivere
L’eroe e il modello base di tutte le storie, dal monomito al cinema

La sfida finale dell’eroe e il suo cambiamento

Tra le varie figure che si possono incontrare leggendo l’opera di Campbell, capiterà ad un certo punto di imbattersi in una chiamata Signora della Casa del Sonno. Essa ricorre spesso nelle favole e nei miti e rappresenta la bellezza, la somma di tutti i desideri e la meta della ricerca terrena e ultraterrena dell’eroe.

Questa figura viene anche definita come madre buona, confortatrice e nutrice, ma anche amante e moglie, ovvero tutto ciò che sembra promettere gioia. Campbell scrive anche che il tempo l’ha allontanata da noi, tuttavia ella esiste sempre, come addormentata nell’eternità, in fondo al mare senza tempo.

L’immagine evocata dall’autore racconta di una figura che è anche cattiva, assente e irraggiungibile, e contro la quale vengono dirette fantasie aggressive e dalla quale si teme una contro-aggressione. Il riferimento alla figura della madre è evidente, soprattutto perché la madre che popola i miti di cui parla Campbell è una madre che punisce, ostacola e proibisce, che ispira un pericoloso desiderio e che tenta di trattenere a sé il figlio cresciuto.

Non deve meravigliare il suo ruolo preponderante nella mitologia, poiché ciò significa che anche nella vita dell’adulto e dell’eroe essa continua a esistere, nascosta tra le reminiscenze infantili.

Infatti, nel linguaggio figurato della mitologia, la donna rappresenta la totalità di ciò che si può conoscere e il matrimonio con la dea simboleggia il completo dominio della vita.

L’eroe è colui che la conosce e la domina, attraverso le prove e la sfida finale, i quali simboleggiano le crisi attraverso le quali l’eroe giunge ad una conoscenza superiore e può possedere completamente la madre.

Adesso che sa di essere un tutt’uno col padre, l’eroe ha preso il suo posto. L’iniziazione è proprio il ridimensionamento dei rapporti emotivi dell’uomo con entrambi i genitori. Da qui la rinascita. L’uomo passa dalle immagini di buono e cattivo, prima assegnati alla madre e poi al padre, alla conoscenza scevra di qualsivoglia timore. Da qui, il cambiamento.

Il viaggio dell’eroe, il modello base di tutte le storie

La notorietà del testo di Campbell è sicuramente dovuta alla successiva rilettura che ne è stata fatta da Christopher Vogler, story analist per gli studi di Hollywood, che durante la sua carriera si è a lungo chiesto da dove deriva il bisogno che abbiamo di esse.

Leggendo centinaia di sceneggiature di ogni genere, Vogler ha cominciato a notare degli elementi comuni tra i racconti di avventura e i miti, come se ci fosse un modello sottinteso e latente che guidava il disegno preparatorio di ogni storia. L’incontro con “L’eroe dai mille volti” fu rivelatore per Vogler, perché gli permise di chiarire una volta per tutte quel modello di base che aveva da sempre intuito, il codice segreto del racconto.

L’eroe e il modello base di tutte le storie, dal monomito al cinema

Il segreto del racconto, il potere della forma

C’è più di un motivo per cui la gente va al cinema, uno è sicuramente l’impressione di assistere a qualcosa di molto simile ad un’esperienza religiosa, qualcosa che il soggetto ricerca e di cui ha sicuramente bisogno.

Così, spinto dalle ricerche sulla mitologia di Campbell e dalla psicologia di Jung, Vogler dà vita ad un testo che si propone non solo di individuare i principi alla base di ogni narrazione, ma una sorta di libretto d’istruzioni per la vita.

Si tratta di un’osservazione sui principi che governano il modo di vivere e il mondo della narrazione, un modello quasi divino ma flessibile, da cui possono derivare infinite storie, tutte diverse tra loro ma con qualcosa di essenziale in comune: il potere della forma.

I miti, così, sarebbero non bizzarre e astratte teorie remote su popoli lontani, ma modelli pratici per capire come vivere. La formula di Vogler è più o meno adatta a tutti i film e a tutte le storie, senza per questo apparire ripetuta e abusata.

Riconoscere l’esistenza di una struttura di base che guida tutte le storie non equivale a screditare l’arte e il genio individuale. Ogni artista, ogni scrittore e sceneggiatore segue sempre, ad un certo punto, solo il suo cuore e compie scelte istintive. Non per questo è sbagliato credere che l’arte sia un processo solo in parte intuitivo.

Ciascuno di noi è l’eroe del proprio viaggio

Lo studioso James Hillman ritiene che non esistano il bene e il male, ma che ciascuno di noi è un po’ entrambe le cose. La nostra anima sarebbe come un condominio e non sarebbe giusto dire “non ero io”, in riferimento ad un’azione da noi commessa in cui non ci riconosciamo. Se abbiamo fatto quella cosa, non è vero che non eravamo noi, semplicemente la riteniamo inaccettabile.

Secondo Hillman non bisognerebbe vergognarsi di quell’azione ma accettarla. Si può riuscire o meno a gestirla, ma prima di tutto bisogna riconoscerla. Questo ci aiuta a capire quello che fa Vogler nel suo libro guida: sposta il focus dal plot all’emozione e questo funziona bene perché riproduce le nostre stesse esistenze. Ciascuno di noi è un eroe che ha viaggiato, è la persona che è partita da un mondo ordinario, che ha seguito un percorso dal quale è ritornata cambiata.

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